Il Vino Falerno
Il Falerno è iI vino più noto, più apprezzato e più costoso dell'antichità. Si può considerare il primo D.O.C. dell'enologia mondiale. Gli antichi romani, che lo avevano in massima considerazione, usavano conservarlo in anfore chiuse da tappi muniti di targhette (pittacium) che ne garantivano l'origine e l'annata. Le anfore di Falerno prodotte essenzialmente a Capua, partivano da Sinuessa, in territorio di Sessa Aurunca, alla volta di tutto il Mediterraneo e della Gallia, infatti ne sono state ritrovate ad Alessandria d’Egitto, Cartagine, in Bretagna e in Spagna.
Il Falerno è il vino che gode di maggiore privilegio nella mitologia enologica e non solo: basti considerare che per secoli il suo nome e quello di Bacco furono intercambiabili, utilizzati tanto per identificare il vino che il Dio pagano.
“La favola racconta che il dio Bacco, proprio sulle falde del monte Massico, comparve sotto mentite spoglie ad un vecchio agricoltore di nome Falerno, il quale, nonostante la sua umile condizione, lo accolse offrendogli tutto quanto aveva, latte, miele e frutta. Bacco, commosso, lo premiò trasformando quel latte in vino che Falerno bevve, addormentandosi subito dopo. Fu allora che Bacco trasformò tutto il declivio del monte Massico in un florido vigneto, dando inizio alla storia più bella che mai un vino abbia potuto raccontare”.
Il vino Falerno, oggi, è senza dubbio, una delle perle della enologia italiana; dal sapore pieno, completo, elegante, nei tipi rossi, ottenuti da uve Aglianico e Primitivo, fresco e aromatico nel tipo bianco, derivante da uve Falanghina, vinificate in purezza.
L'area di produzione è estremamente limitata, comprendendo solo 5 comuni, tutti in provincia di Caserta.
Il Falerno, è il vino cantato ed esaltato indistintamente da tutti i poeti della classicità romana, mentre gli storici ne annotano continuamente la presenza nei banchetti degli imperatori come nelle provviste che seguivano eserciti e generali nelle grandi imprese espansionistiche dell'antica Roma. Il poeta "spagnolo" Valerio Marziale, dal 64 d.C. in Italia in cerca di fortuna, definiva il migliore vino ai suoi tempi conosciuto "...immortale Falernum...". In verità gran parte degli scrittori latini hanno tessuto le lodi di questo vino. E così Virgilio nelle Georgiche ammette che nessuno dei migliori vini da lui bevuti poteva competere con esso. Orazio stesso è costretto a scusarsi con i suoi commensali per non avere la possibilità di mescere vino proveniente dall'ubertoso ager Falernus. Ma prima di tutti fu Catullo in epoca repubblicana a decantare questo vino. Invece con una prosa dotta e stringata Cicerone, senza lasciarsi prendere dalla foga poetica, definisce il Falerno "...firmissimum, generosum ac praecipue bonitatis" (robustissimo, generoso e di precipua bontà). Ma l'elenco degli scrittori latini che hanno decantato il vino Falerno è lunghissimo: In un recente volume lo studioso francese André Tchernia ha raccolto tutte le citazioni delle fonti sui vini dell'Italia in epoca romana dove appaiono predominanti, appunto, quelle inerenti il vino Falerno.



